Herbert Brändli è esperto in assicurazioni di pensioni diplomato federale. In quanto specialista qualificato è nettamente contrario a un ulteriore abbassamento dell’aliquota di conversione. Gli abbiamo chiesto il perché.
Signor Brändli, lei fa parte del crescente numero di rappresentanti delle casse pensioni che si impegna contro un’ulteriore riduzione dell’aliquota di conversione. Come mai?
Herbert Brändli: le persone che esercitano un’attività lucrativa rinunciano, in parte obbligatoriamente, a una parte della loro retribuzione versando contributi nella comunità solidale cassa pensione ai fini di un prefinanziamento della loro rendita di vecchiaia. I proprietari del patrimonio comune hanno quindi il diritto di aspettarsi che la loro rendita equivalga perlomeno al potere d’acquisto della loro attuale rinuncia al consumo. La gestione e la redditività devono almeno stare al passo con lo sviluppo economico. Orbene, con l’accettazione di tassi d’interesse e aliquote di conversione più bassi questi obiettivi minimi non possono più essere adempiuti.
Chi approfitta della riduzione dell’aliquota di conversione?
Questo tentativo d’appianamento di oscillazioni patrimoniali a breve termine si basa su un concetto di rischio balzano. A trarre profitto sono gli assicuratori e i gestori dei fondi hedge. Essi causano costi opportunità e costi diretti così elevati che i rendimenti rimanenti non sono più sufficienti.
I fautori sbandierano argomenti demografici: poiché invecchiamo sempre di più, i soldi non basteranno per le future generazioni.
I sostenitori affermano anche che le rendite in corso sono eccessive. Così però confermano essi stessi che la demografia non dev’essere un ostacolo al versamento delle prestazioni per le casse pensioni. L’aumento dell’aspettativa di vita è un fatto conosciuto e prevedibile. La sua copertura finanziaria è parte dei compiti principali delle casse pensioni e non è un caso assicurativo.
Quindi lei critica soprattutto il ruolo delle assicurazioni nel settore delle casse pensioni?
Ogni cassa pensione è responsabile del proprio equilibrio attuariale. Se i rischi d’investimento vengono esternalizzati a compagnie d’assicurazione, per le persone attive e i beneficiari di rendite vengono applicati principi che assicurano in primo luogo gli utili degli assicuratori e comportano supplementi di costi.
La crisi finanziaria ha causato ingenti perdite a molte casse pensioni. Come mai?
Le casse pensioni non devono speculare ma investire a lungo termine. I loro patrimoni sono stati valutati al ribasso durante la crisi, ma non sono andati perduti. L’esperienza insegna che queste perdite contabili prima o poi verranno compensate. Le perdite definitive sono dovute invece a strumenti d’investimento speculativi impiegati per rapidi profitti e a scopi di copertura dei rischi.
Intervista: Nina Scheu
L’intervista si è svolta per iscritto.
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