8.04.10
San Valentino e l’8 marzo
Anche quest’anno in occasione della festa della donna, sono state vendute camionate di mimose. I media, da bravi scolaretti, hanno coperto l’evento dedicando qualche pagina al mondo delle donne e i sindacati hanno fatto i loro bei proclami. Il 10 marzo si parlava già di altro.
Che differenza c’è allora tra festeggiare San Valentino o la festa del papà e la festa della donna ? Assolutamente nessuna. Tutte queste feste, nel calendario della frenesia del consumismo, sono ormai equiparate. A malapena la gente si ricorda perché si festeggia il Natale, figuriamoci se si può ricordare il significato dell’8 marzo o del 1 maggio !
Allora aboliamo tutte queste feste del consumismo, tanto le donne che ricevono la mimosa all’8 marzo è perché hanno accanto qualcuno che i fiori glieli offrono comunque. Rammentiamoci piuttosto per 365 giorni l’anno quale sia la realtà delle donne oggi nel nostro paese e nel resto del mondo.
Per sfuggire dall’effimero discorso da liquidare in un giorno, quest’anno le donne dell’Unione sindacale svizzera hanno deciso di marciare il 13 marzo, insieme a donne attive politicamente o socialmente in diverse organizzazioni, in quella che è stata la 3a marcia mondiale delle donne. Circa 8000 persone, in gran parte donne, ma non solo, hanno manifestato le loro preoccupazioni, i loro problemi, i loro disagi con canti, bandiere, striscioni. Si sarebbe potuto pensare ad una variopinta festa se non ci fossero le statistiche a ricordare che la discriminazione salariale è ancora un tema di attualità e le donne a raggiungere posizioni dirigenziali sia in ambito economico che in politica sono pochissime. Troppe ragazze ancora, dopo una formazione superiore, anche universitaria, non entrano nel mondo del lavoro. Le donne sono spesso vittime di violenze e abusi di vario genere. Le donne poi, nella migliore delle ipotesi hanno un solo lavoro, nella maggior parte dei casi ne hanno almeno tre (la casa, la propria famiglia e il lavoro) e a volte anche di più.
Attenzione poi a non pensare semplicemente che oggi si sono raggiunti traguardi importanti che restano acquisiti. Da poco ottenuta con fatica l’assicurazione maternità, che l’UDC si sta preparando a sferrare il suo attacco da un lato all’aborto e dall’altro all’indipendenza economica delle donne e alla loro crescita lavorativa. Allora la marcia, quella silenziosa della quotidianità, deve continuare al di là delle ricorrenze. Se poi il 28 marzo o il 3 aprile qualcuno ci vuole regalare un mazzo di mimose, lo può fare senza indugio.
Barbara Bassi
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